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Cos’è l’autismo

L’autismo è una sindrome caratterizzata da carenze ed eccessi comportamentali che hanno una base neurologica, ma che possono essere modificati in seguito a interazioni con l’ambiente.

Le carenze comportamentali includono ad esempio la comunicazione e il linguaggio, le abilità sociali, il gioco, le abilità accademiche, le autonomie.

D’altro canto, frequenti sono anche gli eccessi del comportamento, si pensi all’auto-aggressività, all’aggressività, alle auto-stimolazioni, alla rigidità

La recente classificazione DSM 5 (APA, 2011), prevede di raggruppare tutte le diagnosi comprese tra i “Disturbi pervasivi dello sviluppo” del DSM IV, in un’unica categoria denominata “Disturbo dello Spettro autistico”. Le aree di compromissione si riducono da tre del precedente DSM IV a due, focalizzandosi sul deficit di interazione e comunicazione sociale e sulla presenza di comportamenti ed interessi limitati e ripetitivi.

Tutto ciò configura una disabilità “permanente” di vario grado che accompagna l’individuo durante il suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del disturbo possono assumere espressività variabile nel tempo attualmente, uno degli interventi di maggiore efficacia per l’autismo è rappresentato dall’ABA (Applied Behavior Analysis), la scienza applicata che deriva dalla scienza di base conosciuta come Analisi del Comportamento (Skinner, 1953). Benché tale acronimo venga frequentemente affiancato all’autismo l’ABA non è una ‘terapia per l’autismo’ ma una metodologia per il recupero delle disabilità intellettive ed evolutive in genere. Essa si fonda su presupposti scientifici e i suoi principi possono essere applicati a svariate aree: ergonomia, psicologia delle organizzazioni, psicologia clinica, età evolutiva (sia per l’educazione ‘normale’ che per quella speciale).

L’ABA nasce negli anni ’50-’60 ad opera di alcuni studiosi quali Skinner, Bijou, Baer, Lindsey. Importanti contributi sono stati anche quelli di Lovaas che ha introdotto le prove discrete (DTT)e di Michael (1982) il quale ha sottolineato l’importanza dell’operazione motivazionale.

Le tecniche e i principi comportamentali vengono applicate con successo a bambini con autismo da almeno trent’anni.

Già nel 1980 Lovaas dimostrò sperimentalmente l’efficacia di interventi comportamentali intensivi in oltre il 47% dei 19 pazienti con autismo che seguiva. Risultati simili sono poi stati replicati anche da altri autori (Cohen et al.,2006 e Remmington et al.,2007).

Nel 2011 l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato le Linee Guida per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti, sottolineando la validità degli interventi intensivi e precoci basati sull’Analisi Applicata al Comportamento.

Un programma ABA consiste nell’applicazione intensiva dei principi comportamentali per l’insegnamento di abilità adattive (gioco, comunicazione, socializzazione, autonomia personale, abilità accademiche ecc…) e la correzione di comportamenti problema (autostimolazioni, aggressività, autolesionismo, ossessioni ecc…). Un’area di rilievo e l’applicazione di questi principi allo sviluppo del linguaggio, attraverso l’uso dell’analisi del Comportamento Verbale (Verbal Behavior) di Skinner (1957).

Sebbene i migliori risultati si ottengono con l’intervento intensivo e precoce l’ABA è una metodologia basata sui principi applicabili a qualunque età e non sono su individui con autismo.